martedì, Ottobre 27

Chi ha paura del privilegio?

Chi ha paura del privilegio? I privilegiati stessi. Ultimamente vedo un sacco di persone con la coda un po’ troppo di paglia, che si infervorano quando sentono la parola “privilegio”.

Ci sono persone che in questi giorni hanno davvero parlato di razzismo verso i bianchi, facendoci capire quanto poco rispetto portino per ciò che è accaduto in USA, durante le proteste del movimento Black Lives Matter.

Da molti il termine “privilegiato” è percepito come offensivo.

Perché se dici “maschio bianco etero cisgender” stai discriminando una categoria di persone.
Non è così, quando parliamo di privilegio parliamo di una categoria che nella società in cui viviamo non soffre determinati problemi.

Avere un privilegio non significa non avere problemi, significa, per l’appunto, non avere ALCUNI problemi:

  • Un uomo non subisce il maschilismo. (subisce la mascolinità tossica, che è un discorso a parte)
  • Un etero non subisce l’omofobia.
  • Un bianco non subisce razzismo (in Europa e USA)
  • Un cisgender non subisce la transfobia.

E’ davvero il caso di fare retorica sull’eterofobia, sugli uomini vittime del femminismo e sulla dittatura del politically correct, quando in Ungheria le persone transgender perdono il diritto di fare la transizione?

Vogliamo parlare di omofobia? L’Italia sta tornando indietro, l’odio sta raggiungendo picchi abbastanza alti.

Misoginia, ce ne priviamo? I dati confermano l’esistenza di un gender wage gap, dovuto al fatto che spesso le donne hanno più difficoltà ad accedere al lavoro. Poi arriva la frase completamente random, che ogni femminist* si è sentito dire:

Gli uomini muoiono di più sul lavoro.

Questa affermazione mi fa ridere. Non perché non sia effettivamente vera, ma un “fatti una domanda e datti 3 risposte” ci sta tutto. In che modo questo deve evidenziare una forma di sessismo? Le donne sono quindi immuni ai rischi fisici? Hanno sette vite come i gatti?

Forse perché le donne che non muoiono sul lavoro, un lavoro non ce l’hanno proprio? E allora ritorniamo ai dati di prima.

Gli uomini subiscono violenza come le donne.

Gli uomini subiscono violenza. Fa schifo ed è un problema, la violenza sugli uomini. Sapete, però, perché non rispondo così quando me lo dicono? Perché la frase che viene dopo, nel 92% dei casi, è “colpa del femminismo”.

In che modo il femminismo ha una colpa nella violenza maschile?

Gente che sostiene che le donne non siano vittime di una società patriarcale, dal momento che gli uomini muoiono di più. (e quindi?)
Peccato che i moventi, i contesti e, soprattutto, gli autori dell’omicidio ce li scordiamo. Quelli sono diversissimi: gli uomini muoiono, normalmente, per mano di “persone non identificate” (includiamo le vittime della criminalità organizzata).

Quando poi si parla di BLM (Black Lives Matter), il vittimismo si spreca: orde di bianchi americani che si infervorano per difendere il loro diritto di non essere chiamati razzisti, di non dover pensare a quella che è la società in cui vivono.

Alcuni si incazzano perché vengono ignorati, perché si sentono esclusi dalla frase “Le vite dei neri valgono”. Ma quando mai qualcuno ha detto a te, bianco, di tornartene a casa tua? Quando mai qualcuno ha negato che la tua vita valga in quanto bianco? Mai.

Nessuno subisce razzismo perché è bianco. Non in Italia, non negli USA. Punto.

Esiste il risentimento dei neri, che può essere condannabile se non controllato. Ma non possiamo mettere il rancore di pochi contro il razzismo sistemico che la società ha sempre applicato nella storia.

Leggetevi qualche studio, qualche libro sul razzismo. Imparate a mettervi nei panni degli altri.

L’attivismo non deve rassicurarvi che le minoranze oppresse non siano incazzate per le oppressioni subite negli anni. Non devo sempre legittimare le mie incazzature e le mie battaglie, protestando in punta di piedi e in silenzio per non dare fastidio a dei bianchi eterosessuali cisgender che, poverini, sono troppo sensibili alla realtà.

E a quelli che diranno “Io non mi sento privilegiato in quanto maschio, bianco, etero, cis”, vorrei fare presente che non esiste solo questa categoria. Il mondo non vi gira attorno, per quanto per alcuni sia doloroso da capire. Esistono le minoranze, esistono le persone che non hanno le vostre fortune (anche se voi non le concepite come tali), che vivono nel vostro stesso paese e vengono prese a pesci in faccia per il semplice fatto di essere diverse.

“Io non voglio sentirmi chiamare privilegiato, io mi spacco la schiena al lavoro”

Bravo, bravissimo. Meno male che devi solo spaccarti la schiena a lavoro come TUTTI quelli che non sono nell’albero genealogico di Silvio Berlusconi. A differenza di altri, però, nessuno ti caccerà di casa perché sei etero, nessuno ti aggredirà per strada se ti scappa qualche atteggiamento troppo eterosessuale, nessuno dirà a te di tornare a casa perché ci sei già a casa tua, nessuno ti sparerà per strada per la tua carnagione troppo chiara e nessuno dovrà sindacare sul tuo genere.

Ma mi raccomando, rispondimi pure che questi non sono veri problemi, che sono cose da millennial in crisi ormonale. Perché giustamente esistono sempre i problemi di serie A e i problemi di serie B, quando quelli di serie B non sono i tuoi.

L’attivismo non vuole farvi sentire male per essere privilegiati, l’attivismo vuole darvi l’opportunità di comprendere il fatto che esistano anche gli altri.

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Classe 2001, attivista LGBT+, femminista intersezionale. Diplomato a Napoli, attualmente frequenta la facoltà di CTF a Milano. Fondatore e direttore generale di EqualiLab, si occupa della parte tecnica del sito.

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