martedì, Ottobre 27

Microaggressioni: cosa sono?

Definizione: quando si parla di microaggressioni?

Cosa sono le microaggressioni?

Il termine “micro-aggressione” è stato coniato dallo psichiatra Chester M. Pierce nel 1970 e indica un comportamento sostanzialmente non malevolo, con effetti però negativi sulla persona che la riceve. Un insieme di frasi, spesso quotidiane e percepite da chi le usa come “innocue” che vengono percepite come aggressive particolarmente da membri di categorie sensibili della società.

Non si sta parlando di insulti o prese in giro dirette, dal momento che quelle sono delle aggressioni fatte e finite. Invece di correre ai ripari e abbaiare al politically correct, ci sono una serie di domande che tutt* ci dovremmo fare.

Come si compiono le microaggressioni?

Le microaggressioni condividono diversi pattern indispensabili:

  • Privilegio: chi le compie, spesso, appartiene a una categoria privilegiata e le indirizza a persone appartenenti a categorie non privilegiate.
  • Pregiudizio (o Bias): chi le compie pone la sua dichiarazione su un luogo comune che, molto spesso, il destinatario conosce già
  • Ripetitività: Le microaggressioni sono ripetute, spesso giornaliere, nella vita di una persona che è parte di una minoranza. Pensate a quante volte una persona bisessuale si sente chiedere “quale sia il suo sesso preferito”, quante volte a una persona afro-italiana viene chiesto “da dove vieni realmente?”. La risposta è: Troppe.

Un esempio di micro-aggressione è quello che ha dato il nome al progetto Belledifaccia, quello di dire “Mah, peccato che tu sia così. Sei così carina di faccia…”.

Che effetti hanno le microaggressioni su chi le subisce?

Le micro-aggressioni sono difficili da spiegare proprio perché i loro effetti non sono diretti, come un’aggressione vera e propria, bensì a lungo termine e, soprattutto, cumulativi. Nessuno si lamenta se si sente chiedere la sua provenienza o informazioni approfondite sui suoi gusti sessuali una tantum, il punto è che queste cose vengono chieste continuamente, ogni giorno e ovunque.

Gli studi in merito agli effetti sulle persone afroamericane, ad esempio, mostrano come molte persone che subiscono questo fenomeno riscontrino segni di depressione, ansia, PTSD. Gli stessi studi non portano risultati migliori nel caso delle donne, né per quanto riguarda il caso della comunità LGBT. (vedi fonti sotto).

Conclusione

Quando si parla di questi temi, spesso la discussione prende una piega sterile. O vince chi punta il dito verso ogni categoria non discriminata, o vince chi dice che tutti gli altri sono “esagerati”, “finte vittime” o “fascisti del politicamente corretto”. L’utilità di questi scambi è sotto lo zero.

Bisogna imparare a mettersi nei panni degli altri, ad ascoltare le ragioni di chi ci sta accusando di fare un gesto discriminatorio, invece di giudicarl*. Dobbiamo parlare di ogni persona nella sua interiorità: è vero che io non volevo offenderti, quanto è vero che tu ti sia offes*. Dobbiamo dare dignità ad entrambe le parti e ascoltare chi normalmente non gode di questo privilegio. Finché non inizieremo ad approfondire le cose, magari con una bella lettura, non sapremo mai trattare nessuno di questi temi.


Bibliografia:

Sue DW (2010). Microaggressions in Everyday Life: Race, Gender, and Sexual OrientationWiley. pp. xvi. ISBN978-0-470-49140-9.

Women and Mental Disorders. Praeger. pp. 89–92. ISBN 978-0-313-39319-8.

African Americans and Community Engagement in Higher Education: Community Service, Service-learning, and Community-based Research. State University of New York Press. pp. 126–127. ISBN 978-1-4384-2874-1.

Sue D, Capodilupo CM, Holder AM (2008). “Racial microaggressions in the life experience of black Americans” (PDF). Professional Psychology: Research and Practice39 (3): 329–336. doi:10.1037/0735-7028.39.3.329.

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Classe 2001, attivista LGBT+, femminista intersezionale. Diplomato a Napoli, attualmente frequenta la facoltà di CTF a Milano. Fondatore e direttore generale di EqualiLab, si occupa della parte tecnica del sito.

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