venerdì, Ottobre 23

Svolta alla Corte Costituzionale: tre firmatarie donne

L’ultima sentenza della Corte Costituzionale, vede le firme di tre donne. Dopo 72 anni di storia, questa è la prima volta che accade.

Il 16 luglio è stata depositata la sentenza 150/2020 della Corte Costituzionale che:

dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 4 del decreto legislativo 4 marzo 2015 […] limitatamente alle parole «di importo pari a una mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto per ogni anno di servizio».

Le firmatarie sono: Marta Cartabia: Presidente, Silvana Sciarra: Redattore, Filomena Perrone: Cancelliere

La sentenza che passerà alla storia

Questa sentenza, oltre a dichiarare l’illegittimità costituzionale dell’articolo 4 del Jobs Act voluto dall’allora presidente del consiglio Matteo Renzi, e quindi rendere felici tutti i nemici politici dell’ex premier, perché è così importante?

Questa sentenza passerà alla storia, perché in 72 anni dalla nascita della Corte Costituzionale, è la prima volta che le firme sono di tre donne. Questo piccolo, ma importantissimo dettaglio, potrebbe sembrare solo la cornice di una qualunque sentenza, quindi potrebbero sorgere alcune domande:

Perché non è stato dato lo stesso peso anche a tutte le altre sentenze in cui i firmatari sono uomini?

Con questo atteggiamento stiamo forse affermando che le donne siano più importanti degli uomini?

È legittimo, in una prima analisi, non comprendere la straordinarietà di tale evento, quello che non è concepibile è il volerne negare incondizionatamente l’eccezionalità.

Cosa significano queste firme

Quello compiuto il 16 luglio dalle tre donne firmatarie è un importantissimo passo, esattamente come quello avvenuto il 2 giugno 1946 in cui le donne hanno votato per la prima volta, verso il progresso sociale.

Le tre firme sono su quel documento per un motivo: l’11 dicembre 2019, Marta Cartabia diventa presidente della Corte Costituzionale ed è la prima donna ad occupare tale carica nella storia della Repubblica. Se così non fosse stato, alla Corte Costituzionale non ci sarebbero state le 3 firme di donne.

Questo permette di ragionare su due punti cruciali:

La Corte Costituzionale è in vita da 72 anni e solo nel 2019 è stata eletta una donna alla carica di Presidente.

Volete forse dirmi che in 72 anni nessuna donna italiana sarebbe stata capace di ricoprire tale carica? Mi pare statisticamente impossibile.

La Corte Costituzionale è uno dei più alti organi della nostra Repubblica, tutela la nostra democrazia. Eppure anch’esso ha peccato nel non dare il giusto spazio alle donne. Spazio che non deve essere concesso a queste ultime perché, come molti potrebbero pensare in maniera totalmente errata, le donne sono migliori degli uomini, ma perché nel tempo le donne non hanno ricoperto cariche prestigiose solo perché tali. Questo si definisce con un solo termine chiave: maschilismo.

L’importanza dell’inclusività

Se i firmatari fossero stati 2 donne e 1 uomo, non sarebbe stato lo stesso?

Le firme sono di tre donne perché l’attuale presidente è una donna, ma se fosse accaduto che, come in altre sentenze, il presidente fosse stato un uomo, le firme sarebbero state di due donne e un uomo. Questo sicuramente non avrebbe avuto lo stesso impatto delle 3 firme. Anzi, dire il contrario significa dare un contentino al mondo femminile come per dire “ecco, siete in maggioranza, siete contente?”. No, non è una questione di maggioranza, questa non è una gara uomini contro donne, qui è questione di potere. In una società maschilista il potere è degli uomini, e ciò non è giusto, perché anche noi donne possiamo dare il nostro contributo alla realizzazione di una società migliore.

Oggi, per me, è un giorno speciale. Pensare che le firmatarie di una sentenza della Corte Costituzionale siano donne, mi fa sentire maggiormente inclusa in una società che non deve essere governata da solo uomini. Un qualunque governo di soli uomini, ad esempio, non sarebbe efficiente come un governo di uomini e donne insieme. Questo determina un grande sviluppo sociale che può essere realizzato solo se uomini e donne, insieme, lavorano come una squadra e non come nemici.

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Classe 2000.  Frequenta la facoltà di giurisprudenza presso l'università Federico II di Napoli. Femminista intersezionale e di tanto in tanto anche simpatica.

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