martedì, Ottobre 27

Intersessualità: definizione e intervista a Mely Kurutta

Intersessualità è un termine che crea non poca confusione a chi non ne sa. Oggi, a partire dalla definizione, faremo un’intervista sull’intersessualità a Mely Kurutta, artista intersex.

Il sesso biologico è qualcosa di realediceva una certa scrittrice in difesa di Maya Forstater. Ma allora, se vogliamo scrivere un’apologia al sesso biologico, una condizione che non si sceglie, perché non parlarne in toto?

Per questo mi è stato vitale l’ingresso di una mia conoscenza nella discussione, Melissa Vitiritti. Su Instagram, Melissa ha messo in evidenza la sua rubrica “Pillole Intersex(y)”. Ogni giorno, Melissa riporta citazioni, ricerche scientifiche e curiosità sulla lettera I della sigla LGBTQIA.

Intersessualità: definizione

Riassumendo i contenuti di tale rubrica, che vi invito caldamente a consultare dopo la lettura di questo articolo, specifichiamo cosa sia l’Intersessualità:

Intersessualità è un termine ombrello utilizzato per descrivere tutte quelle persone che hanno caratteristiche sessuali primarie e/o secondarie che non sono definibili nei canoni tradizionali di uomo/donna.

I caratteri sessuali costituiscono l’insieme delle caratteristiche fisiche che definiscono il sesso di un individuo. Possono essere visibili (quindi visibili dall’esterno) o invisibili (quindi interni al corpo, come ad esempio il corredo genetico).

Perché è importante che si parli di intersessualità? Perché alla nascita molti bambini Intersex vivono il dramma della riassegnazione dell’identità di genere. Questo avviene quando sono ancora bambini, dunque non consenzienti. Particolarmente utile mi è stata la lettura di questo lavoro di tesi di Chiara Turcati, per capire cosa effettivamente succede quando nasce un* bambin* intersex. Finché non si parlerà di Intersessualità, ancora un vero e proprio tabù sociale, le persone intersex saranno costrette a subire operazioni chirurgiche e terapie ormonali non necessarie per la propria salute psico-fisica.

Quando nasce una persona Intersex con caratteristiche sessuali primarie (gonadi, cromosomi, genitali esterni), l’imposizione sociale vuole la mutilazione precoce dei suoi genitali per renderli conformi al sesso maschile o femminile. Penso sia abbastanza discutibile questa visione del neonato intersex come “jolly”, stile carta cambia colore di Uno, che può essere modificato a convenienza.

Nel mondo, lentamente, le cose stanno cambiando: diversi attivisti, fra cui Pidgeon Pagonis, stanno smuovendo le coscienze della popolazione. Inoltre, l’ONU ha equiparato queste mutilazioni alla tortura, dunque sta sanzionando le nazioni, fra cui anche l’Italia, che violano questi diritti umani.

L’intervista

Oggi ho chiesto a Melissa di rispondere ad alcune domande per permettermi di capire meglio questa realtà e sentirla meno “lontana” da me.

Mi fa molta rabbia fare questa domanda, solitamente sono il primo a fare il rompiscatole su questa cosa. Come devo rivolgermi a te?

La mia identità di genere è neutra, quindi tendo ad utilizzare pronomi neutri, ma in italiano riesce molto difficilmente, dunque utilizzo principalmente pronomi maschili. Fino a poco tempo fa ti avrei detto che l’utilizzo dei pronomi maschili o femminili mi era abbastanza indifferente purché le persone non mi chiamassero “ragazza”, “signorina” o, peggio ancora, “ragazza con le palle”.

Nonostante io abbia gridato ai 4 venti la cosa, diversi miei conoscenti ignorano volontariamente il concetto, il che mi fa grande rabbia. Per questo utilizzo, in lingue fortemente binarie come l’italiano, il maschile neutro come atto politico: è incredibile quanto questa piccola cosa dia fastidio a un sacco di persone. A quanto pare, per loro, non ho il diritto di utilizzare i pronomi maschili, ma loro hanno il diritto di negare sia il mio sesso biologico che la mia identità di genere.

La cosa più importante: chi è la tua persona? Chi è Melissa?

Sono un artista indipendente abbastanza sopra le righe, studente di graphic design nella vita di tutti i giorni, ma soprattutto una persona a cui piace rompere i co***oni alla gente.

Mi considero un principiante attivista Intersex, per il momento faccio attivismo esclusivamente online e sto cercando di mettermi in contatto con altri attivisti. Purtroppo conosco poche persone Intersex e, alcune di loro, hanno fatto coming out esclusivamente con me, sono molto onorato di questa cosa, ma anche arrabbiato perché vuol dire che queste persone non riescono a vivere con felicità la propria intersessualità.

Nella tua rubrica riporti diverse percentuali di persone Intersex nel mondo. Quale, secondo te, è quella più appropriata?

La più appropriata, secondo me, è quella di oltre l’1,7% perchè considero Intersex determinati casi di ovaio policistico, sindrome che colpisce in media una donna su 10.

Seguo su Instagram Rose Gail che presenta la sindrome dell’ovaio policistico e ha, per via dell’irsutismo e dell’ipertricosi, la barba. In quel caso si parla proprio di caratteri secondari tipicamente maschili, dunque di intersessualità ormonale.

E’ un errore tipico ritenere l’intersessualità un terzo sesso biologico, cosa che non è. I sessi presenti in natura sono due (maschio/femmina), semplicemente il sesso biologico non è binario, bensì bimodale: questo vuol dire che esistono diverse sfumature fra queste due “mode”, in questo momento si parla di intersessualità.

In che modo l’intersessualità, una condizione biologica, influenza la tua identità di genere?

Ho iniziato a soffrire di disforia di genere a 14 anni perché ho iniziato a rendermi conto che il mio corpo, per via della mia intersessualità, era differente rispetto a quello delle mie coetanee. Ero molto confuso e frustrato a causa del bullismo e del bodyshaming che ho sempre subito. A 15 anni mi definivo genderfluid: a volte uomo, a volte donna, a volte entrambi o nessuno.

Come detto precedentemente, la mia identità di genere è neutra e faccio parte della categoria non binaria chiamata “Neutrois”, ma – anche in questo caso – per evitare di fare spiegoni, siccome c’è molta ignoranza sulla community neutrois, utilizzo il termine ombrello “Non-Binary”.

Frequentemente, i problemi di disforia di genere delle persone intersex nascono quando la loro intersessualità viene nascosta, questo perché il proprio corpo non viene compreso. Quando una persona invece ne è al corrente, corre di meno questo rischio.

Guardando online, ho notato che molte persone intersex tendono a definirsi cisgender, mentre un’altra buona parte tende verso il non-binary. Ho notato che il genere cisgender è più frequente in Europa, mentre quello non-binary è più diffuso negli USA. Penso sia una questione culturale, l’attivismo americano è molto più forte rispetto al nostro.

Per quanto riguarda l’orientamento sessuale, ho notato che una buona parte delle persone intersex sono etero, mentre altre bisex/pan, come me.

Va considerato anche chi fa coming out e chi no.

Esattamente, anche questo.

Nel tuo caso c’è stata l’esigenza di fare coming out? Cosa è cambiato intorno a te?

Finalmente sono felice e ho accettato il mio corpo, ecco cosa è cambiato. L’anno scorso ho scoperto di essere intersex per via di una mutazione genetica (iperlasia surrenale congenita a insorgenza tardiva). Però ho anche scoperto che, in realtà, questa diagnosi mi è stata fatta 4 anni fa, tutto ciò mi è stato tenuto nascosto.

Nel momento in cui ho scoperto la diagnosi, si parlò di fare una terapia a base di  cortisone, ma non mi spiegarono bene la mia condizione, anzi, non mi spiegarono proprio nulla. Fui preso dall’ansia perché mi dissero che ero portatore di malattia rara, ma nulla di grave. Prima della quarantena ho avuto modo di andare da una buona endocrinologa: mi ha spiegato chiaramente la mia sindrome (non malattia) e mi ha detto che, nel mio caso, il cortisone non è necessario e anzi, può anche portare a una dipendenza. Solitamente il cortisone viene utilizzato, in questi casi, per abbassare i livelli di ormoni “maschili” e nascondere irsutismo e ipertricosi. Era quindi un fattore puramente estetico, non medico.

Per via della quarantena non ho avuto modo di fare le mie sedute mensili di laser, trattamento costoso e doloroso, inoltre ho anche smesso la terapia ormonale che facevo per nascondere la mia intersessualità. Questa è stata la mia primissima estate che ho vissuto in totale libertà, senza sentire la necessità (anche se dovrei dire più obbligo) di depilarmi. Avrei voluto sapere prima di essere intersex, questa “etichetta” mi ha salvato la vita.

Hai detto che finalmente hai accettato il tuo corpo. Come è cambiato il tuo rapporto con esso?

Le reali cause della mia sofferenza sono sempre state l’ignoranza e la superficialità dei medici, la cattiveria dei miei coetanei, il body shaming a causa del mio fisico, della mia voce, della mia muscolatura robusta e dei miei peli… Se non ci fossero state tutte queste cose, il mio percorso non sarebbe stato così travagliato.

Nonostante ciò, anche se io non fossi intersex, la gente avrebbe da ridire sui peli e sul grasso, per questioni di sessismo e grassofobia. Per quanto mi riguarda, non so che collegamento ci sia tra l’avere una vagina e il non poter avere i peli, tutto ciò è a dir poco ridicolo.

Come si sono comportate le persone intorno a te?

Recentemente ho fatto aperto coming out con mia madre ed è andato tutto per il meglio. Ne sono davvero felice anche se a volte sbaglia pronomi. Per quanto riguarda mio padre, con lui ho fatto coming out già diverso tempo fa. Non riesco a classificare la sua reazione: sembrava commosso, ma successivamente ha iniziato ad avere problemi con i miei peli siccome ho smesso totalmente di depilarmi. Inutile dire che ignora totalmente i miei pronomi maschili. Però, sono certo che prima o poi accetterà la cosa. Se non lo farà, sarà un suo problema, non mio.

Ho fatto coming out anche durante l’esame orale della mia maturità siccome ho presentato i miei disegni sessualmente espliciti, i miei professori si sono rivelati molto curiosi, è stata una situazione surreale.

In generale parlo senza problemi della mia intersessualità, le persone parlano apertamente del fatto che sono maschi o femmine, dunque non vedo perchè non dovrei fare la medesima cosa. L’intersessualità è normale, la gente deve farsene una ragione.

Cosa mi preoccupa? Il mondo del lavoro e le persone che continueranno a vedermi come una donna, dunque, secondo loro, devo rispettare dei determinati standard. Abbiamo ancora tanto bisogno di Femminismo, ma non di uno qualsiasi: Femminismo Intersezionale.

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Classe 2001, attivista LGBT+, femminista intersezionale. Diplomato a Napoli, attualmente frequenta la facoltà di CTF a Milano. Fondatore e direttore generale di EqualiLab, si occupa della parte tecnica del sito.

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