venerdì, Ottobre 23

I nuovi standard inclusivi degli Oscar sono inutili

Un comunicato rilasciato dagli organizzatori degli Academy Awards (comunemente chiamati “Oscar”) presagisce un’introduzione dal 2024 di nuovi standard inclusivi per l’ammissione dei film. Sul web è subito scoppiata la polemica, nonostante non ci sia nulla su cui polemizzare.

Academy Awards

Sempre la solita solfa. Qualche organizzazione cerca di orientarsi verso il progresso, allentando gli standard restrittivi della società e le persone privilegiate tremano impaurite per un problema che non esiste.

Anche se, in realtà, da parte degli Academy Awards, non è stato fatto un vero e proprio cambiamento ai propri criteri di ammissione dei film. Che poi qualcuno, in Italia, non è stato neanche capace di fare la differenza tra “ammissione” e “premiazione”, convincendosi che quindi l’inclusività venga valutata di più rispetto al valore artistico, è un altro problema. La polemica sugli standard inclusivi dei premi Oscar, quindi, come al solito, è nata da titoli sensazionalistici dei giornali che hanno spaventato orde di uomini bianchi eterosessuali che non hanno letto il comunicato. Vi consiglio la visione delle stories in evidenza di Eugenia Fattori (@eugenialauraraffaella), che sono molto chiare sulla questione.

Academy: "dai mettiamo due regolette di facciata per far vedere che siamo inclusivi senza cambiare niente, chi vuoi che…

Pubblicato da Eugenia Laura Raffaella su Giovedì 10 settembre 2020

Il comunicato: ecco gli standard inclusivi da rispettare per essere ammessi agli Oscar

Come già ribadito dalla fonte precedentemente citata, basta una lettura più attenta del comunicato per capire come questi standard siano bypassabili ad occhi chiusi.

Per essere ammesso agli Academy Awards, un film deve rispettare almeno DUE dei QUATTRO standard che seguono.

STANDARD A: Il film deve rispettare almeno uno di questi tre punti.

  • Ruoli di rilievo e ruoli significativi di supporto. Almeno uno di questi ruoli va dato a una di queste minoranze etniche sottorappresentate:
    • Afroamericani e neri
    • Asiatici
    • Ispanici e latini
    • Indigeni, nativi americani e nativi d’Alaska
    • Mediorientali e nordafricani
    • Nativi delle Hawaii o isole pacifiche
    • Altre minoranze non rappresentate

In poche parole, ci basta mettere tra i personaggi principali un solo attore che appartiene a una di queste categorie, potendo tranquillamente lasciare il resto del cast formato da bianchi eterosessuali cisgender abili e abbiamo fatto il film inclusivo. Quanti film usciti dopo il 1990 che NON rispettino questo standard riuscite a contare? Io ben pochi.

  • Il cast deve essere composto al 30% da parte di attori:
    • Donne
    • Minoranze etniche e razziali (nel comunicato nemmeno si sprecano a specificare che siano minoranze, praticamente l’etnia e la classificazione sono riservate ai non-bianchi)
    • LGBTQ+
    • Persone con disabilità cognitive o fisiche, sorde o dure d’orecchi

Quindi, qualsiasi film che abbia la classica Zia Genoveffa di turno, miope nonostante gli occhiali e dura d’orecchi nonostante gli apparecchi acustici, soddisfa questo punto e possiamo passare al paragrafo B.

  • Trama e oggetto della storia. La trama del film deve essere incentrata su una delle categorie precedentemente citate.

STANDARD B: Team di produzione. Il film deve rispettare almeno uno di questi tre criteri.

  1. Leadership. Almeno due persone in posizione di leadership nella produzione del film devono far parte dei gruppi precedentemente citati, mentre una terza persona nello specifico deve far parte di minoranze etniche.
  2. Ruoli tecnici significativi. Almeno 6 subordinati che lavorano nella produzione devono far parte di minoranze etniche. Quindi si può tranquillamente fare un film scritto, girato e prodotto da bianchi, che però abbia il team di supporto formato da minoranze.
  3. La produzione deve essere composta al 30% da parte di minoranze.

Potete leggere gli altri 2 standard (che non riguardano cast e produzione dei film) nel link del comunicato rilasciato dagli organizzatori degli Academy Awards.

Perché questi criteri non funzionano?

Come ho già detto prima, sono criteri estremamente facili da bypassare, quindi non c’è da attribuire loro una vera validità materiale nel cambiamento del cinema.

Secondo gli standard di inclusività degli Oscar puoi tranquillamente fare un film con un solo attore parte di una…

Pubblicato da Rocco La Marca su Venerdì 11 settembre 2020

Che questa manovra sia prettamente di facciata, è palese. Ma, per non volerci vedere malizia, prendiamola come un monito a registi e produttori di non dimenticarsi di rappresentare tutti. Come ho già detto, è davvero difficile che un film anche vecchio non rispetti tali standard, ma guardare il cinema in un’ottica più inclusiva, pur non cambiandone i connotati, può permetterci di imparare molto su cosa significhi essere rappresentati.

Credo sia molto facile giudicare e criticare dalla posizione di una persona che è sempre rappresentata e mai stereotipata. E’ facile “non fare caso alle differenze” quando nessuno, di base, fa caso alle tue.

Abbiamo bisogno di andare oltre il nostro naso e giudicare la società anche dalle posizioni altrui. E siccome non è semplice farlo autonomamente, la strategia migliore è l’ascolto.

Perché, notizia dell’ultima ora: le minoranze hanno un conto in banca, pagano le tasse e anche i biglietti del cinema.

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Ascolto
Eugenia Fattori & Marina Pierri – Podcast: Tutte col Tutù (Spotify)
Irene Facheris @cimdrp – Palinsesto Femminista #24 – Abilismo w/ Sofia Righetti
Irene Facheris @cimdrp – Palinsesto Femminista #23 – Empatia e Cancel Culture w/ Rachele Agostini

Letture
Articolo di Attilio Palmieri – Bossy
Articolo di Matteo Pascoletti – ValigiaBlu

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Classe 2001, attivista LGBT+, femminista intersezionale. Diplomato a Napoli, attualmente frequenta la facoltà di CTF a Milano. Fondatore e direttore generale di EqualiLab, si occupa della parte tecnica del sito.

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