venerdì, Ottobre 23

Armine, la nuova modella di Gucci, è brutta?

Armine Harutyunyan, 23 enne di origini armene, è la nuova modella scelta da Gucci, la cui bellezza, lontana dai canoni occidentali, ha scatenato un’ondata di body shaming.

Tra i vari commenti in cui mi sono imbattuta, uno in particolare ha attirato la mia attenzione:

“Lei è Armine, una modella di Gucci, ci usciresti a cena?”

Una domanda provocatoria, apparentemente innocua, ma che in realtà nasconde tanto marcio.

A tale domanda suppongo sia scontato il “sì” se la modella è Gigi Hadid o Naomi Campbell.

Questa volta, invece, la risposta al quesito prevede anche il “no, non voglio uscire con lei”, secondo molti, infatti, Armine è brutta.

Trovo sia legittimo che qualcuno pensi che Armine sia brutta e oserei dire che bello, finalmente possiamo considerare una modella brutta.

Questa domanda cela un problema: solitamente siamo abituati all’idea per la quale una modella deve essere necessariamente bella, ma questa visione non deve avere più motivo di esistere.

Basta con questa corsa alla conquista della bellezza stereotipata.

Basta con l’omologazione di soggetti, passiamo ora ad un nuovo canone di bellezza, quello della libertà di espressione, mediante anche il proprio corpo, senza la paura di sentirsi giudicati.

Iniziamo ad imparare ad apprezzare la bellezza in ogni sua forma.

“Insulti Armine, ma lei fa la modella Gucci e tu fai solo le foto nel cesso!”

Oltre che i tanti commenti negativi, c’è da dire che sono stati tantissimi anche i commenti in cui si difendeva la modella. Uno tra questi è “Insulti Armine, ma lei fa la modella Gucci e tu fai solo le foto nel cesso!”

No, non sono d’accordo. Non è questo il modo di risolvere la faccenda.

Sia chiaro: una donna più bella può farsi foto nel cesso e una donna più brutta può fare la modella.

Il problema è sempre lo stesso: impieghiamo i concetti di bello e di brutto sentendoci in diritto di giudicare gli altri utilizzando i propri gusti personali come canoni estetici universali.

Personalmente trovo Armine molto bella, e sì ci uscirei a cena, invece per certe persone è brutta, eppure fa la modella Gucci e questo è okay.

Il detto “la bellezza è negli occhi di chi la guarda” la dice lunga.

 Difendere Armine dagli attacchi ingiustificati è più che legittimo, ma anche il modo e la forma hanno la loro importanza.

Prendiamo le giuste parti, ma facciamolo bene.

Armine è una scelta di Marketing

Venuta a conoscenza di tutta questa faccenda, ciò che ho pensato, oltre che gli insulti subiti da Armine siano assurdi, è  che la modella armena è stata scelta come volto di Gucci per una mera ragione di marketing.

Non mi sbagliavo. Recentemente Kering S.A. il gruppo francese che possiede il marchio Gucci, nella stessa settimana in cui la modella ha subito body shaming, ha visto salire di oltre il 9% alla borsa di Parigi le sue azioni.

Ecco l’effetto ottenuto da Gucci: visibilità.

Mi sono chiesta se questa è stata una scelta il cui obiettivo era abbattere i muri degli stereotipi determinando nuove forse di inclusione nel mondo dell’estetica o se fosse semplicemente marketing.

Ho capito, poi, che qualunque sia la risposta c’è da congratularsi con l’azienda, sia per il boom economico ottenuto dalla scelta di Armine come nuova modella, sia per la volontà di includere nuove forme di bellezza.

Non è la prima volta, infatti, che Gucci sceglie una modella “non convenzionale”. 

Ellie, ad esempio, è una modella con la sindrome di Down, oppure per una campagna di rossetti fu scelta una donna con la dentatura non perfetta.

Ellie, la modella con la sindrome di Down
modella con la dentatura non perfetta

Questo è marketing inclusivo.

 “Una modella deve essere bella, lo richiede il mestiere!”

Ipotizziamo che questa tesi sostenuta da molti sia esatta, la decisione che una modella debba essere necessariamente bella ha comportato scelte sempre giuste?

La risposta è ovviamente no.

Fino a non troppo tempo fa, le modelle erano per la stragrande maggioranza anoressiche perché dovevano rispettare certi canoni di bellezza, poi finalmente si è iniziato a parlare di modelle” curvy”, e abbiamo imparato che anche una 48 può essere bella.

Mantenere vivo lo stereotipo della modella eccessivamente magra non mi pare una decisione saggia, sia perché viene lesa la salute della modella, sia perchè molte persone, soprattutto in età adolescenziale, vivono forme di insicurezze legate al proprio corpo, e cercano di imitare modelli irraggiungibili.

Tutto questo non ha fatto di certo bene.

Questo rincorrere una bellezza difficile da raggiungere è nociva, per tutti.

(Per approfondire tale aspetto, ti consiglio l’articolo di Rocco La Marca sulla Body Positivity)

Armine ha fatto centro

Abbattere gli stereotipi è difficile, ma Armine ha saputo ben rispondere a chi l’ha insultata sui social:

“ci sono tanti modi diversi di essere belli: consiglio di concentrarsi su di se, su chi si è e su cosa si ama davvero. È meglio essere diversi che omologati al resto, anche se non tutti ti capiranno”.

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Classe 2000.  Frequenta la facoltà di giurisprudenza presso l'università Federico II di Napoli. Femminista intersezionale e di tanto in tanto anche simpatica.

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