mercoledì, Ottobre 28

Maria Paola Gaglione uccisa per aver amato Ciro

Una tragica morte a Caivano: Maria Paola Gaglione muore a 18 anni, uccisa dal fratello che non sopportava la relazione con Ciro, un ragazzo transgender. Sabato, le prime notizie diffuse raccontavano di una giovane ragazza morta ed un’altra persona ferita, la sera prima, per aver perso il controllo dello scooter, forse per colpa di un pirata della strada. Poche ore dopo gli inquirenti scoprono la triste verità: in un selvaggio inseguimento è il fratello della vittima, Michele Antonio Gaglione, che avrebbe speronato l’SH su cui viaggiava la coppia. A seguito della caduta, Maria Paola muore sul colpo battendo violentemente la testa su un tubo metallico di un impianto di irrigazione, il fratello si ferma ma solo per colpire con calci e pugni il compagno, già ferito a causa del balzo, totalmente incurante delle gravissime condizioni in cui versava la sorella.

Dopo il delitto

Come riportato dal Mattino, il giovane fermato dai carabinieri della caserma di Acerra avrebbe dichiarato: “Ho fatto una stro****a. Non volevo uccidere nessuno, ma dare una lezione a mia sorella e soprattutto a quella là che ha ‘infettato’ mia sorella che è sempre stata ‘normale'”. Con l’accusa di omicidio preterintenzionale e violenza privata aggravata dall’omofobia, Michele è in carcere. Ciò che resta di questa brutta storia di cronaca nera è dolore e tanta indignazione.

Il dolore di Ciro che dall’ospedale scrive uno struggente post sul suo profilo Instagram dicendo : “(…) dopo 3 anni ti stavo vivendo ma la vita mi ha tolto l’amore mio più grande, la mia piccola. Non posso accettarlo, perché Dio non ha chiamato me? Perché proprio a te amore mio….non riesco ad immaginare la mia vita senza te”. Indignazione di tante persone per la morte tragica di una giovane donna, per le dichiarazioni del fratello e quelle della madre che chiede la scarcerazione e continua a difenderlo affermando “Michele era uscito per convincere la sorella Maria Paola a rientrare a casa ma non l’ha speronata, è stato un incidente“.

Ma in primis è la madre di Ciro a ribattere e disapprovare quanto accaduto. Con un post su Facebook, intrinseco di rabbia contro la famiglia Gaglione, scrive: “(…) i figli si accettano come sono, non si uccidono. Vergogna”. L’ indignazione tuttavia non si conclude qui perché la vicenda ha portato con sé un acceso dibattito a causa delle dichiarazioni del parroco di Caivano, don Maurizio Patriciello, che alla stampa ha dichiarato: “Non credo volesse davvero uccidere la sorella, forse voleva darle una lezione, saranno le indagini a stabilirlo. Di certo non era preparato culturalmente a vivere la relazione della sorella”.

Le dichiarazioni di Arcigay Napoli e la protesta contro la stampa italiana

Antonello Sannino, segretario di Arcigay Napoli, risponde: “Non è solo una questione di mancanza di cultura. Sono inaccettabili le parole di Don Maurizio Patriciello, non si tratta di una questione di contesto culturale. Anche perché queste situazioni si registrano pure in contesti borghesi e di elevato livello sociale e culturale”. Le polemiche tuttavia non possono e non devono finire qua. Ad accrescere la rabbia e l’indignazione è la narrazione giornalistica con cui l’Italia è stata messa a conoscenza dei fatti.

Faccio questo post con estremo dolore e imbarazzo. Sì, da persona cisgender estendo la mia vergogna su di me per quanti,…

Pubblicato da Rosa Vitucci su Domenica 13 settembre 2020

Infatti, con disappunto tanti giovani sui social denunciano di essere stanchi di dover leggere come, nel 2020, accadano ancora episodi del genere. A partire da come molti giornalisti non sappiano ancora parlare nel modo giusto del caso, continuando ad umiliare, consapevolmente o meno, persone come Ciro, descrivendolo come una donna, come la fidanzata di Paola, usano il suo deadname e facendo misgendering. La storia di Maria Paola e Ciro, sfortunatamente, è la storia di tanti altri ragazzi. Ciò che ne possiamo trarre tuttavia, è che dal dispiacere si debba dar posto alla determinazione nel diffondere a gran voce la cultura LGBTQ+ e nel richiedere con forza la necessità di una legge che condanni come grave crimine l’omotransfobia. Non è più possibile morire per essere sé stessi o per aver amato liberamente.

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Classe 2001, frequenta la facoltà di giurisprudenza alla Federico II di Napoli.
Dal 2017 volontaria della Croce Rossa Italiana.

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