venerdì, Ottobre 23

Referendum costituzionale: taglio dei parlamentari? “Così NO”

Il 20 e il 21 settembre 2020 siamo chiamati alle urne per rispondere al quesito del referendum costituzionale:

«Approvate il testo della legge costituzionale concernente”Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n.240 del 12 ottobre 2019?»

Sì o No?

Personalmente mi unisco al coro delle sardine: “così NO!”.

Comprendo la posizione di chi voterà sì.

Dopo anni di politica insoddisfacente e di politici inefficienti, votare significa voler dare una lezione ad una politica fallimentare, eppure reputo il un voto di pancia, quindi non lo condivido. Votare affinché si caccino “i ladri del parlamento” non è una motivazione valida, le conseguenze del sono molte altre.

 In qualsiasi caso, però, ognuno è libero di votare ciò che vuole, l’importante è farlo in maniera consapevole e con alle spalle la giusta conoscenza che motivi la vostra risposta.

Cosa prevede il referendum?

Con il taglio dei parlamentari vi sarà un riduzione del numero dei deputati (da 630 a 400)  e dei senatori (da 315 a 200), mantenendo quelli a vita.

In merito a tale referendum sono tanti gli aspetti da considerare, ragioniamoci insieme.

Rappresentanza politica

Il tema caldo di questo referendum è quello della rappresentanza.

Anche dopo il taglio dei parlamentari, verrà garantita una giusta rappresentanza politica?

I sostenitori del , affermano che la rappresentanza politica non verrà intaccata:

  • è vero che alcune regioni hanno un numero di parlamentari che li rappresenta decisamente più alto rispetto ad altre, ma questa è una realtà che esiste anche ora. Dopo il taglio dei parlamentari, sia le regioni più piccole che quelle più grandi avranno una percentuale di eletti in meno, per cui questo non comporterà sostanziali differenze tra regioni dal punto di vista della rappresentanza;
  • diminuendo il numero di parlamentari, non viene meno la rappresentanza politica in quanto vi sono le autonomie locali, quali regioni, province, comuni e città metropolitane, che essendo più vicini alla cittadinanza, posso fare le veci delle minoranze.

I sostenitori del no affermano l’esatto contrario:

fonte: noino.eu
  • In merito al secondo punto, esso è altrettanto impreciso. È vero che anche le regioni hanno la capacità di legiferare, ma occorre ricordare che l’Italia non è uno stato federale e il potere legislativo è comunque in capo al parlamento.

 (Altra fonte interessante: ilsole24ore.com https://www.ilsole24ore.com/art/taglio-parlamentari-ecco-come-si-restringe-senato-lombardia-e-regione-che-perde-piu-seggi-ADLGtdl?refresh_ce=1)

Se passasse il sì come cambierebbe la rappresentanza politica?

I sostenitori del affermano che, in caso di vittoria del ,  non vi sarebbero problemi di rappresentanza politica, ma le cose sono sempre più complicate di quello che sembrano.

Il testo originario della Costituzione prevedeva:

  •  per la Camera, un deputato ogni 80.000 abitanti;
  • per il Senato, un senatore ogni 200.000 abitanti.

In rapporto alla popolazione, invece, oggi vi è

  • per la Camera, un deputato ogni 96.000 abitanti circa;
  • per il Senato, un senatore ogni 189.000 abitanti circa.

Se passasse il i numeri cambierebbero drasticamente

  • per la Camera, un deputato ogni 150.000 abitanti;
  • per il Senato, un senatore ogni 250.000 abitanti.

Facciamo un esempio banale

se in parlamento ci sono 10 persone, è probabile che tra uno di essi, almeno uno condivida il mio pensiero e quindi possa giustamente rappresentarmi. Se, al contrario, taglio 5 di questi parlamentari, chi mi assicura che non verrà tagliato fuori quello che la pensa come me?

Risultato?

Ho perso la mia rappresentanza politica.

Questo è già un grandissimo problema che dovrebbe far riflettere.

Confronto con gli altri Paesi dell’Unione Europea

I sostenitori del affermano che, dopo il taglio, si avrà un numero di parlamentari più vicino a quello della media europea.

Attualmente l’Italia è il Paese con il più alto numero di parlamentari (945) in Europa (subito dopo la Gran Bretagna che non è citata nella tabella sottostante perché è ormai fuori dall’ Unione Europea).

fonte: openpolis.it

Dal grafico si evince che, nella condizione attuale, l’Italia è il sesto paese in Europa per rapporto deputati/abitanti (1 deputato ogni 96.006 abitanti). Se passasse il sì, l’Italia diventerebbe la nazione con la minor rappresentanza politica d’Europa (1 deputato ogni 151.210 abitanti) determinando un record europeo e superando perfino la Spagna, la nazione con la peggior rappresentanza politica d’Europa (1 deputato ogni 133.312 abitanti).

Un elemento, però, che dobbiamo considerare, oltre il rapporto deputati/abitanti, è anche il numero di abitanti delle varie nazioni europee.

L’Italia è il terzo Paese in Europa per numero di abitanti dopo Germania (83 871 995 abitanti) e Francia (65 255 278 abitanti).

Effettivamente, paragonando il numero dei parlamentari della Germania e quelli della Francia, possiamo renderci conto che l’Italia ha un numero di parlamentari nettamente superiore. La Germania, infatti, ha un deputato ogni 116.855 abitanti, mentre la Francia ha un deputato ogni 116.503 abitanti.

Quello che, però, non viene considerato, e invece è un dato cruciale, è che le forme di governo di Germania e Francia sono totalmente diverse da quella dell’Italia.

La Germania è una repubblica federale, mentre la Francia è una repubblica semi presidenziale.

L’ Italia, invece, è una repubblica parlamentare, nella quale vige il così detto “bicameralismo perfetto”. Essendo che l’Italia ha un sistema di controllo legislativo diverso da quello adottato in Germania e in Francia, il paragone proposto risulta inefficace.

Migliorare l’efficienza del parlamento

I sostenitori del affermano che, dopo il taglio dei parlamentari, il parlamento sarà più efficiente perché è più facile lavorare con 600 teste piuttosto che con 945.

In teoria è così, ma ricordatevi che le cose sono sempre più complesse di come ce le mostrano.

l’Italia ha un problema nella macchina legislativa: è effettivamente lenta, ma questo problema è legato al fatto che le nostre camere funzionano mediante il così detto “bicameralismo perfetto”.

Le due camere, pur avendo lievissime differenze di carattere strutturale, sono dotate delle medesime funzioni. La formazione di una legge richiede che ciascuno dei due rami del parlamento adotti una deliberazione avente per oggetto il medesimo testo legislativo.

“L’azione legislativa è esercitata collettivamente dalle due camere”

art. 70 Costituzione Italiana

per cui se, ad esempio, una legge viene discussa alla Camera, poi c’è bisogno che il Senato la controlli. In questa fase di controllo, il Senato, se lo reputa opportuno, può rimandare la legge alla Camera affinché questa venga modificata.

In questo processo di revisione legislativo, cosa c’entra il numero dei parlamentari?

Facciamo un esempio.

Per la modifica di una legge costituzionale (l’articolo 138 della Costituzione ne chiarisce le modalità) sono previste due deliberazioni da parte di ciascuna Camera. Se in merito a tale riforma le due camera si esprimono a favore con  una maggioranza qualificata dei 2/3 dei membri di esse, la legge è fatta e viene promulgata dal Presidente delle Repubblica.

Se ciò non avviene, la legge deve essere approvata con la maggioranza assoluta, ma l’approvazione non è definitiva, infatti,  il testo viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale ed entro 3 mesi dalla pubblicazione può essere richiesto un referendum costituzionale.

Questo è ciò che è accaduto nel nostro caso quando è stato richiesto il referendum costituzionale da parte di 1/5 dei parlamentari.

In conclusione, se nella camera dei deputati ci sono 600 o 400 persone, cosa cambia nel processo legislativo sopra citato?

Nulla.

L’iter legislativo è sempre lo stesso, bello o brutto che sia, lento o veloce che voi lo valutiate, di certo non viene ad accelerarsi se diminuiamo il numero di soggetti che compongono il processo stesso.

Questo referendum è mera propaganda.

Ormai è risaputo che i promotori del al referendum sono il Movimento 5 Stelle, infatti nel programma di governo con il PD hanno prefissato il taglio dei parlamentari al decimo punto 

Facciamo un passo indietro.

Il taglio dei parlamentari è una questione già nota da tempo. In passato anche Silvio Berlusconi e Matteo Renzi hanno provato a “tagliare le poltrone” e questo sottolinea di come il taglio dei parlamentari non è né di destra né di sinistra, ma è sicuramente propaganda!

Luigi Di Maio strappa le poltrone in piazza Montecitorio.

Il sì al referendum è un voto ad occhi chiusi?

La riforma prevede vari correttivi che, ad oggi, non sono ancora specificati, ma che saranno realizzati solo nell’ipotesi in cui passi la riforma stessa.

Se passasse il al referendum dovranno essere modificati i regolamenti parlamentari, che sono alla base dell’organizzazione di Camera e Senato, e la legge elettorale, la quale è fortemente discussa.

L’attuale legge elettorale, Rosatellum bis, è fortemente discussa in Parlamento e già da tempo si dibatte su una nuova legge elettorale, il Germanicum che, tra i vari punti, prevede una soglia di sbarramento al 5%, il che vuol dire eliminare i piccoli partiti che hanno un esiguo consenso su scala nazione. (Alcuni di questi partiti, però, potrebbero avvalersi del diritto di tribuna, una sorta di ripescaggio nel caso in cui superino la soglia del 3% su base regionale).

In caso di vittoria del sì, chi verrà tagliato fuori?

Il Movimento 5 Stelle vuole tagliare le poltrone, e sostanzialmente nessun partito politico si è schierato in maniera compatta per il o per il no al referendum, ma è ovvio che sia così. Chiunque si schierasse per il no, potrebbe essere etichettato come di un politico attaccato alla poltrona, ma effettivamente chi sarà tagliato fuori dal parlamento?

La risposta più comune è che con questa riforma verranno cacciati tutti i nullafacenti e i ladri che rubano in parlamento , ma è effettivamente così?

Ipotizziamo che il politico nullafacente e/o ladro in questione sia anche segretario di partito, pensate gli verrà tolta la poltrona? Sicuramente no.

Il taglio dei parlamentari non prevede una scrematura dei parlamentari secondo un criterio meritocratico.  

Il taglio non caccerà i grandi partiti, ma tutti quei partiti minori che non raggiungono una certa soglia di sbarramento.

Questo dovrebbe far riflettere: non rimane seduto sulla poltrona chi è più capace, ma chi ha la poltrona da più tempo.  Questo taglio alle poltrone, in realtà rafforza solo quelle più forti.

Ma se mai inizia il cambiamento, mai si potrà risolvere qualcosa

in tv, Rai Parlamento, in questi giorni che precedono la votazione al referendum costituzionale, offre la visione di importanti dibattiti tra i sostenitori del e i sostenitori del no.

Una dichiarazione, da parte di un sostenitore del , mi ha colpita particolarmente:

“Votare sì è come accettare un regalo più piccolo, che è parte di un regalo più grande che ancora non conosciamo a pieno”

 la mia opinione? Sarò forse io troppo esigente, ma se il regalo più grande non dovesse piacermi? Dopo con chi dovrò lamentarmi?

Sono d’accordo con l’idea di ottenere un cambiamento, ma come dicono le sardine, “così NO”.

Quanto risparmiamo?

Concludo con l’ultimo punto: il risparmio, cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle. Con il taglio dei parlamentari ci sarà un risparmio lordo annuo che ammonta a 53 milioni alla Camera e 29 milioni al Senato per un totale di 82 milioni all’anno.

 Tuttavia, anche i parlamentari pagano le tasse, per cui se guardiamo al netto, le cifre cambiano: il risparmio annuo della riforma passa a 37 milioni per la Camera e 20 milioni per il Senato per un totale di 57 milioni all’anno. Parliamo dello 0.007% della spesa pubblica italiana.

Circa 1 euro a cittadino all’anno.

Tanto? Poco? Lascio a voi le valutazioni.

Personalmente sono disposta a pagare un caffè pur di non perdere rappresentanza in parlamento.

In un mondo in continuo progresso e in continua espansione grazie alla globalizzazione, c’è l’assoluta esigenza di difendere le minoranze, per cui difenderò con i denti anche i parlamentari che le rappresentano.

I problemi sollevati da tale referendum sono tutti validi: i politici forse guadagnano troppo, il parlamento forse è troppo lento, ma non è tagliando la rappresentanza politica che questi problemi magicamente scompariranno.

“Così NO.”

Per informarti ulteriormente ti consiglio due video molto interessanti e leggeri che potranno sicuramente essere stimolanti in questo dibattito.

Iscriviti alla nostra newsletter! Resta informato sugli ultimi articoli e ricevi contenuti esclusivi.
+ posts

Classe 2000.  Frequenta la facoltà di giurisprudenza presso l'università Federico II di Napoli. Femminista intersezionale e di tanto in tanto anche simpatica.

1 Comment

  • Mariagrazia Falcone

    Condivido in pieno la posizione dell’autrice, Lucrezia Passarelli, a difesa delle ragioni del NO al referendum. Le motivazioni da lei elencate, chiare e suffragate da dati oggettivi, svelano l’insidia del populismo che soffia a vantaggio del SÌ e che cavalca l’onda del malcontento e della sfiducia assai diffusi tra gli Italiani. Ma la Democrazia è un Bene troppo prezioso per essere strumentalizzato, pertanto confidiamo che il NO così ben difeso in questo articolo trionfi e si ingigantisca, assumendo il senso di un Rifiuto convinto alle soluzioni semplicistiche e propagandistiche. L’articolo ci aiuta con l’evidenza dei fatti, al punto che facciamo nostro il suo stesso titolo e diciamo “Così NO!”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

EqualiLab ha bisogno del tuo aiuto per il prossimo anno. Scopri come supportarci.
Holler Box

Iscriviti alla Newsletter

Holler Box