25 Novembre: Giornata contro la violenza sulle donne.

I dati in Italia in merito al numero di donne che ogni anno subiscono violenza è aberrante, per cui parlare di questo tema è fondamentale, ma ridurre l’intero discorso ad un solo giorno e trattarlo come di un problema singolo è un errore, o peggio, è un contentino.

Ed  ecco allora che lo “sporcarsi” il viso con una striscia rossa diventa un modo per lavarsi la coscienza.

Odio il perenne atteggiamento paternalistico in cui, per un giorno all’anno, ci si ricorda che troppo spesso le donne sono vittime di abusi e uccisioni da parte di uomini.

No, non abbiamo bisogno di persone che provino pena per noi donne, tutti noi abbiamo bisogno di maggiore informazione, di maggiore consapevolezza.

Della violenza sulle donne se ne parla, ma non abbastanza e sai perché?

Perché non si parla di femminismo.

Non ti piace la parola femminismo?

D’accordo, ti vengo incontro, utilizzerò il termine “parità” (che è esattamente ciò che il femminismo promuove, ma forse se uso una parola diversa mi leggerai con più attenzione andando oltre le prese di posizioni che non giovano al dialogo).

Sono d’accordo nel trattare il tema della violenza contro le donne e del femminicidio, ma perché parlare solo dell’effetto e non della causa?

Perché esiste il femminicidio?

Una risposta banale potrebbe essere “Esiste il femminicidio perché ci sono alcuni uomini che uccidono le donne perché sono troppo gelosi”.

Sì, questa è una risposta, ma ancora troppo semplice (diffidate da chi vi da risposte semplici, la realtà dei fatti è sempre più complessa)  e minimizza il problema circoscrivendolo ad una piccola categoria di donne che hanno avuto la sfortuna di incontrare proprio quegli uomini.

No, sicuramente non possiamo ragionare in questo modo: il femminicidio è un problema sociale, non di un certo numero di individui.

Bisogna quindi trovare un’altra risposta e credo che quella più sensata sia:

La causa del femminicidio è il patriarcato, la mancanza di parità.

Un uomo che uccide una donna lo fa perché si sente in diritto di farlo.

Quando un uomo si sente più forte di una donna stiamo parlando di un sistema ben preciso il cui nome è patriarcato.

Le cause

Non voglio soffermarmi sui dati del femminicidio in Italia, di quelli ne sentirete negli innumerevoli telegiornali in cui ci sarà l’ennesimo giornalista che ne parlerà perché è cosa dovuta.

Piuttosto vorrei che voi riflettiate sulle cause.

È facile dire “quell’uomo è impazzito”,  “quell’uomo era troppo geloso”, “lei era troppo disinibita” oppure “la vittima è stata ingenua”.

Basta cercare scuse che non ci sono.

Basta voler trovare giustificazioni.

La vittima, in quanto tale, non ha colpe.

La violenza contro le donne non è un problema singolo

Insieme con questo fenomeno dilagante della violenza contro le donne, ricordiamo che le donne subiscono ogni giorno violenze oltre che fisiche anche psicologiche.

Non dimentichiamo anche gli altri innumerevoli problemi: la differenza di salario, il fatto che una donna perda il lavoro se i suoi video privati finiscono nelle mani sbagliate, il lottare contro canoni di bellezza standardizzati, il perenne combattere per i propri diritti come ad esempio il diritto all’aborto.

No, non voglio fare benaltrismo, è giusto affrontare un problema alla volta senza volerne escludere nessuno, ma mi preme sottolineare e ricordare la matrice comune di tutti questi problemi: il patriarcato (che guarda caso è combattuto proprio dal femminismo).

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