Ciao persone!

Siamo sempre noi, Annalisa e Mackenzie, di Parla con Kitsune. Eccoci con un nuovo appuntamento di Fumetti Equali, la rubrica mensile dedicata ai fumetti per EqualiLab.

Se febbraio viene visto come il mese dell’amore (con tutti i suoi pregi e difetti), marzo invece è un periodo più dinamico, turbolento, febbricitante. Da poco, infatti, è passato l’8 marzo (#lottomarzo), la Giornata Internazionale dei Diritti delle Donne. Una ricorrenza dalla lunga e travagliata storia, spesso fraintesa e strumentalizzata (sulle origini della ricorrenza, trovate qui un ottimo articolo de Il Post).

In una giornata come questa, progetti, collettivi, manifestazioni alzano la voce per porre al centro del dibattito pubblico le donne, che hanno un ruolo essenziale nella vita di tutt* noi ma che fin troppo spesso sono soggette a dinamiche di potere che le sviliscono e le trattano come esseri inferiori. L’8 marzo è un giorno solo, certo, ma è anche una data simbolica: ci ricorda come ancora ci sia da lottare ogni giorno affinché le donne possano raggiungere la parità e il rispetto che spetta loro.

Lottare per il raggiungimento di questi obiettivi è fondamentale. Ma è altrettanto importante imparare a riconoscere le rappresentazioni femminili che contribuiscono a una visione della donna stereotipata e dalla quale diventa sempre più difficile divincolarsi.

Oggi, quindi, vogliamo dare il nostro piccolo contributo offrendo quattro esempi – e consigli! – a fumetti di rappresentazioni femminili che vanno oltre agli stereotipi e alla facili banalizzazioni. Per noi le narrazioni sono uno strumento potente di condivisioni di idee e di culture. È necessario quindi che si diffondano nell’immaginario collettivo narrazioni dove le bambine, le ragazze e le donne non siano figure monodimensionali, come la Madre, la Santa o la Puttana, ma esseri umani sfaccettati e complessi.

Ecco, allora, i nostri consigli di lettura sul tema!

  • Emma e l’Unicorno, di Dana Simpson (Tunué): L’unicorno è, nella narrazione mainstream, l’animale femminile per eccellenza. Le bambine e le ragazze amano tutto quanto sia rosa e coperto di glitter, e quindi anche gli unicorni. Ma non Emma, la piccola protagonista di questa raccolta di strisce di Dana Simpson. La sua migliore amica è Marigold, un unicorno che ha trovato accidentalmente sul fondo di uno stagno, e con il quale diventa subito amica. Ma Emma non è la classica bambina con caratteristiche stereotipicamente femminili: non le piace Marigold per il semplice fatto che lei è una femmina e, quindi, le dovrebbero piacere gli unicorni. È una bambina assolutamente realistica, che va al di là delle solite associazioni che vengono fatte con il genere femminile. Anzi, dimostra come sia possibile avere gusti, interessi e ambizioni che non rientrano in nessuno stereotipo, restituendo un’immagine dell’infanzia più inclusiva.
  • Sprayliz, di Luca Enoch (Star Comics / Comics & Dintorni): Sprayliz è il nome d’arte di Elizabeth, liceale di giorno e graffitara di notte, che lascia sui muri della periferia urbana messaggi dal forte impatto sociale. Messaggi che, come ci si può immaginare, non sono ben accolti da una società fortemente tradizionale e conservatrice. Ha un carattere ribelle, una sessualità non normotipica (è bisessuale e ha una relazione con una ragazza lesbica) e porta avanti idee contro il sistema vigente. Sprayliz è un personaggio nato negli anni Novanta ma che risulta ancora molto attuale.
  • Pregnancy Comic Journal, di Sara Menetti (Mammaiuto / Feltrinelli Comics): Come suggerisce il titolo, racconta il diario di una gravidanza inaspettata, che l’autrice non immaginava di dover vivere. Ci viene raccontata nei suoi momenti più bui (molto più frequenti di quanto si possa immaginare) e nei suoi più rari momenti di felicità. Questo fumetto rovescia lo stereotipo della donna come madre, un ruolo che le apparterrebbe per natura e al quale è chiamata a rispondere. Sara Menetti ci racconta invece lo shock di una gravidanza “a sorpresa”, il disagio nel vedere il proprio corpo cambiare e il lungo e difficile percorso di accettazione del “ninja” – come lo chiama lei – nel suo grembo. Se la gravidanza è di solito concepita come il momento più bello per una donna, l’autrice ci dimostra come un’esperienza di questo tipo non debba essere necessariamente e totalmente positiva.
  • Parle-Moi d’Amour, di Vanna Vinci (Feltrinelli Comics): L’autrice offre una serie di ritratti di libertine vissute tra Ottocento e Novecento, apparentemente ai margini della società ma che invece hanno saputo ritagliarsi un posto in un mondo dominato da uomini. E lo hanno fatto usando la bellezza, l’erotismo, la sensualità, ammaliando personalità di spicco (non solo uomini, tra l’altro) in un rapporto mai univoco, dove chi seduce e chi è sedott* si scambiano continuamente di ruolo. Per il loro comportamento sessuale, le donne raccontate da Vinci sono state definite in tanti modi diversi, libertine, meretrici, prostitute, puttane e così via. Tutte queste etichette restituiscono solo in parte la complessità di queste figure umane, più multiforme di quanto non dessero a vedere.

Fuori dalle vignette

Non esistono solo i fumetti, certo. Le narrazioni passano per altre forme e, se vi interessa approfondire e riflettere sul tema delle rappresentazioni femminili non stereotipate, vi lasciamo di seguito qualche altro prodotto culturale che potrebbe fare al caso vostro. Le narrazioni tossiche e che rinforzano stereotipi sbagliati sono ovunque intorno a noi, e prima ci abituiamo a riconoscerle, meglio potremo combatterle.

? Serie TV:

  • Fleabag, di Phoebe Waller-Bridge
  • I may destroy you, di  Michaela Coel

? Film:

  • Colette,  di Wash Westmoreland
  • Professor Marston and the Wonder Women, di  Angela Robinson
  • The Nightingale, di Jennifer Kent

?Podcast:

? Articoli:

Tuttavia, se si stanno diffondendo rappresentazion femminilini i più a tutto tondo, ancora nel 2021 dominano in realtà ben altri tipi di rappresentazioni, legate a una visione della donna essenzialista e atemporale. È bene quindi fare attenzione anche e soprattutto a queste narrazioni, molto pervasive e di grande influenza. Ma facciamo un paio di esempi:

  • Molte fiction italiane perpetrano rappresentazioni femminili datate e problematiche, e non bisogna andare lontano per trovare esempi di questo genere. Un caso recente è Le indagini di Lolita Lobosco: una fiction Rai dal millantato intento di dare spazio a una donna “moderna”, una detective calabrese alle prese con casi spinosi. Tuttavia, già dal trailer la protagonista viene presentata attraverso dettagli stereotipati e ci ricorda come non sia facile essere una donna nella polizia con il tacco 12 e la quinta di reggiseno. In più, il primo caso verte su un’accusa di stupro che poi si rivela falsa (una scelta a nostro avviso molto discutibile);
  • Il discorso sulle donne di Barbara Palombelli durante l’edizione di quest’anno del Festival di Sanremo ha suscitato moltissime critiche, e a giusto titolo. Infatti, la giornalista inizia descrivendo le donne come figure essenziali, sì, ma solo nell’ambito della cura e della famiglia. Eppure, non considera affatto la quantità enorme di donne che hanno perso il lavoro, specialmente durante la pandemia. Andando avanti, il monologo non migliora: si parla di “vere donne”, quelle che “fanno rumore” ma sempre col sorriso; inoltre, sottolinea come le donne di oggi abbiano i loro diritti già pronti grazie alle conquiste della generazione di Palombelli e devono quindi solo difenderli. Le sue parole restituiscono al pubblico del Festival più seguito d’Italia un immaginario femminile rimasto alla generazione boomer – quella di Palombelli, appunto. Come se da lì in poi le cose non fossero di fatto mai cambiate.

Di rappresentazioni femminili di questo tipo i prodotti culturali sono stracolmi. Diventa quindi fondamentale imparare a riconoscerle e a opporvisi.

Se volete recuperare gli altri appuntamenti di Fumetti Equali, potete partire dal primo articolo che trovate qui. Inoltre, sull’account IG di EqualiLab, trovate Femminismo a Fumetti, una serie di dirette dove dialoghiamo con ospiti del mondo del fumetto, e dell’illustrazione e non solo.

Noi e la nostra volpina Kitsune non vediamo l’ora di risentirci presto!

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